Mayaca fluviatilis

La Mayaca fluviatilis è una pianta poco ramificata, che nelle foto panoramiche dell’acquario può apparire simile alla più comune Egeria densa, i particolare se gli steli vengono raggruppati a formare boschetti. Appartenente famiglia delle Mayacaceae, fu scoperta dal francese Jean Baptiste C. F. Aublet che la descrisse per la prima volta nel 1775, dopo averla trovata in Sudamerica (Guyana Francese).

Il nome della Mayaca fluviatilis

Come si può notare dal nome indicato da Aublet nel disegno, quel “Maiaca Fluvialis” non rispetta le regole internazionali di oggi. Lo scrisse nella sua lingua (Francese) anziché in Latino, inoltre usò la maiuscola anche per la specie, oltre che per il genere. Parliamo di uno scienziato contemporaneo di Linnaeus, quindi quella denominazione (che oggi ci appare sbagliata) ai suoi tempi andava benissimo. Il nome comune è “Mayaca di fiume“. E’ una pianta abbastanza facile da coltivare, a crescita molto rapida, indicata anche ai neofiti.

Diffusione in natura e in acquario della Mayaca fluviatilis

Originaria del Sudamerica, in particolare dell’Amazzonia, è riuscita a propagarsi fino alle coste meridionali degli Stati Uniti, nonostante la difficoltà nel trovare le acque acide a lei congeniali. E’ una pianta a stelo di colore verde intenso. Le foglie sono sottili, filiformi (simili ad aghi) disposte in maniera alternata. L’altezza del fusto arriva fino a 60 cm. Nella forma emersa, tende ad adagiarsi orizzontalmente sulla superficie dell’acqua. In questo caso si può assistere alla fioritura. Si adatta particolarmente bene ad essere posizionata nella parte posteriore e centrale dell’acquario. Molto indicata per creare sfondi. In alcuni acquari, opportunamente modificati, la luce arriva con intensità anche sulle zone laterali. In questi casi può essere interessante posizionarla sui lati estremi, lasciandola sviluppare in superficie a formare un arco.

Mayaca fluviatilis
Mayaca fluviatilis

L’apparato radicale non è molto rilevante: utilizza le radici solo per ancorarsi; in linea di massima non sono molto indicati fondali con granulometria troppo grossolana, a meno che non vogliamo ancorarla ad un cannolicchio e poi interrarla; in alternativa, è possibile collocarla su uno strato di fondo alto 6/7cm, facendo attenzione a spingerla bene in fondo (fino a toccare con le dita il vetro inferiore della vasca). Nel posizionarla si deve prestare attenzione a non mettere gli steli troppo fitti: questo impedirebbe alla luce di raggiungere la parte più bassa del fusto, con conseguente ingiallimento.

Crescita della pianta

Molto veloce. Se le condizioni sono ottimali puó diventare un problema per le altre piante, in termini di competizione alimentare. Se abbinata ad altre due o tre specie rapide, si consiglia di fertilizzare con un protocollo PMDD per limitare l’impegno economico; il consumo di nutrienti può diventare davvero notevole.

Fertilizzazione e luce

Per la crescita di questa pianta acquatica è bene avere una forte illuminazione: minimo 0,8 W/l, ideale 1,5 W/l. Si consiglia una buona fertilizzazione in colonna tenendo presente che ha un certo bisogno di microelementi, in particolare ferro (la cui carenza è visibile quando si sbiadiscono le foglie), e somministrazione di CO2. Si tratta infatti di una pianta soggetta a clorosi, per via delle condizioni di acidità a cui si è adattata in Natura, ma che in acquario le vengono raramente concesse. E’ noto, per qualsiasi pianta, che un pH piuttosto acido favorisce l’assimilazione di oligoelementi, mentre i macronutrienti vengono assorbiti meglio a valori neutri. La Mayaca fluviatilis è molto abile di suo nell’assorbire nitrati, fosfati, ecc., ma ha bisogno di un piccolo aiuto dal pH per assimilare ferro, manganese, zinco com’è logico che sia per una pianta di origine amazzonica.

Valori dell’acqua e temperatura

Non è una pianta particolarmente esigente, ma come abbiamo visto predilige acque acide.

  • Temperatura: 18/28 °C
  • GH: 6 – 18 dGH
  • pH: 5.5 – 7

E ‘stata coltivata anche a valori alcalini, ma in totale assenza di pearling. Questo ci fa capire che non si trovava in ambiente adatto a lei, visto che in condizioni ottimali produce notevoli quantità di ossigeno.

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