Trasparenza fiscale: Nuove misure Italia-Svizzera

Dal 31 gennaio 2015, parte ufficialmente l’operazione Voluntary Disclosure, che rientra negli accordi economici siglati tra Italia e Svizzera per favorire il rientro di capitali nel Belpaese.

Trasparenza fiscale
Trasparenza fiscale

Voluntary Disclosure consente da oggi fino al 30 settembre, mediante la compilazione di un’apposita modulistica on-line predisposta dall’Agenzia delle Entrate, di regolarizzare la propria posizione nei confronti del fisco. Si tratta di una sorta di sanatoria, che, di fatto, depenalizza il reato di evasione fiscale, garantendo a chi aderisce, in modo volontario, alla registrazione dei propri illeciti uno sconto pari all’incirca al 50% della sanzione prevista. Quindi da oggi i “furbetti” dal conto dorato possono scegliere tra questa forma di “autodenuncia”, che, tra l’altro, implica anche una serie di immunità rispetto ad altri reati, oppure partire alla ricerca di altri paradisi fiscali.

Trasparenza fiscale: Gli accordi tra Svizzera e Italia

Questo dispositivo economico rientra in una serie di accordi strategici discussi tra i due Paesi, che, nel mese di marzo, saranno chiamati a firmare un Protocollo incentrato su una serie di punti: evitare le doppie imposizioni tra Italia e Svizzera, sanare l’annosa questione dei lavoratori transfrontalieri, potenziare la trasparenza fiscale e ridimensionare i privilegi fiscali elvetici. Questa linea condivisa, che intreccia piano politico e piano economico, risponde alla richiesta europea di adeguamento dei due Paesi allo standard OCSE e imporrà ad entrambi il perseguimento penale di contribuenti e di aziende che si macchieranno del reato di evasione. L’accordo è finalizzato soprattutto al miglioramento della cooperazione economica tra Italia e Svizzera, ma non sono mancate le polemiche.

Mentre il ministro delle Finanze della Confederazione elvetica Eveline Widmer-Schlumpf ha accusato i governi italiani precedenti di non aver dato seguito alle trattative più volte imbastite con il suo ministero, dal canto suo Pier Carlo Padoan ha ribattuto sottolineando la continuità dell’impegno italiano in materia fiscale; terzo contendente il Canton Ticino, che, di fronte al recente sganciamento del franco svizzero dal cambio fisso con l’euro, reclama per sé una fetta più ampia della torta dei cosiddetti “ristorni”, ovvero la tassazione applicata al salario dei lavoratori transfrontalieri italiani. D’altra parte, come denuncia Tv Svizzera, “A pochi giorni dallo sganciamento del franco dall’euro c’è già chi ha pensato di versare i salari nella valuta europea.

È il caso della ditta di trasporti grigionese Della Santa attiva nella Svizzera italiana che lo ha comunicato attraverso il navigatore satellitare a un centinaio di suoi dipendenti, quasi tutti frontalieri”. Ma i vantaggi di questi accordi economici per Berna si traducono soprattutto nella possibilità di non essere più affiancata ai paradisi dei conti offshore, acquisendo così la titolarità di impiantare sul territorio italiano banche commerciali elvetiche e di perpetuare il regime di segretezza dei dati personali, da sempre garanzia delle proprie istituzioni.

Confederazione elvetica

Per questo motivo molti imprenditori intravvedono nella Confederazione elvetica lo scrigno di un nuovo paradiso: come osserva David Courbet dalle colonne della testata Le Devoir, « Le contexte juridique est ainsi très favorable en Suisse: la Loi sur la protection des données, l’une des plus restrictives au monde, empêche toute administration d’avoir accès à des informations personnelles sans l’autorisation d’un juge. En conséquence, certaines entreprises étrangères n’hésitent pas à se réimplanter en Suisse. C’est le cas de Multiven, l’un des chefs de file mondiaux en maintenance des réseaux Internet, qui a quitté la Silicon Valley californienne pour Zurich en 2009. ». Quindi la Svizzera da paradiso fiscale a nuovo eldorado per la segretezza dei dati sensibili ?

Fonte: www.all-tv.tv

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